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Otranto,
detta Porta d’Oriente sita nel
punto più orientale d’Italia, dà il suo
nome al canale che la divide dalla vicina
Albania. Vanta di essere una tra le spiagge
più pulite d’Italia.
Otranto
è una delle poche località d'Italia e
della Puglia ad aver avuto l'importante
riconoscimento delle 5 vele di
Legambiente.
La
sua economia è incentrata sul turismo e non
poteva essere altrimenti, vista la sua
posizione sul territorio, la straordinaria
bellezza del suo mare, e le innumerevoli
pagine di storia che ancora oggi rivivono
nelle sue tipiche viuzze. Si mostra al
turista con il suo fascino orientale.
L’aspetto
è caratteristico delle antiche città
commerciali che si affacciano sul
Mediterraneo. Il centro storico, dalle
caratteristiche viuzze strette, che si
snodano e s’inerpicano fino a confluire
tutte su al Castello; grande e bella
fortificazione, perfettamente conservata,
che domina tutta la città e si affaccia sul
grande porto turistico dove si possono
attraccare centinaia di barche anche di
grossa stazza. Le origini della città sono
incerte, alcuni studiosi dicono che è stata
fondata dagli Japigi, altri dicono che a
fondarla sono stati i Cretesi; di certo si
può affermare che le sue origini si perdono
nella notte dei tempi. Otranto divenne
subito un centro commerciale molto importate
e appetito da molti, e nel corso dei secoli
in molti provarono ad impossessarsene. Tutti
quelli che sono passati da Otranto, non solo
hanno lasciato morte e distruzioni, ma anche
i segni della loro civiltà, che Otranto ha
tenuto ben conservato e che ora mostra fiera
ai suoi turisti e visitatori.
Molto importante fu l’assedio Turco del
1480 che si concluse con l’eccidio dei
suoi abitanti e con la distruzione della
città.
Da visitare è sicuramente il Castello
costruito nel XIV, la Cattedrale
dell’Annunziata costruita nel XII
secolo per il suo splendido mosaico
pavimentale, la Chiesetta di San Pietro
per gli affreschi orientali che la adornano;
lungo la costa si possono ancora ammirare le
torri costiere risalenti al XV secolo:
come la Torre dell’Orto, la Torre
Sant’Emiliano, la Torre del Serpe, la
Torre Santo Stefano; ormai mute
sentinelle di un glorioso passato.
OTRANTO
La
città più orientale d'Italia, tutta
raccolta su un poggio, sin dalla sua origine
ha sempre guardato, attraverso il mare, alla
costa di fronte ad essa. E, di rimando, ne
ha ricevuto un'influenza che tutt'ora
serpeggia tra le sue mura colpendone
l'architettura e l'impianto urbanistico,
introducendosi tra gli usi della gente,
insinuandosi tra gli idiomi locali,
sovrapponendosi alle antiche tradizioni. Lo
stesso porto è stato considerato sempre un
"ponte" ideale con l'Est grazie
alla sua funzione insostituibile, che favorì
i traffici mercantili e le comunicazioni coi
paesi prospicienti il Mediterraneo
Orientale. Senza dubbio l'assedio turco
resta l'avvenimento più dolorosamente
importante, ma la storia locale annovera,
tra l'altro, un sacco inferto alla
città dai Saraceni (845) e varie dispute
tra Bizantini e Normanni per la conquista di
Otranto. A far parte delle mura furono
comprese le torri cosiddette "Duchesca",
"Ippolita" e
"Alfonsina", nonché quella
appartenente al castello inglobata nel
Bastione dei Pelasgi.
Superate
la Porta Alfonsina ed un'ardita, insolita
salita, si giunge alla Cattedrale,
dedicata all'Annunziata, che chiude da un
lato la piazza omonima e che si allunga
diventando il Seminario costruito per
volontà dell'arc. Michele Orsi nel 1735. La
costruzione del tempio, collocata intorno al
1080, da alcuni è attribuita a Guglielmo I,
da altri a Boemondo, figlio del Guiscardo,
"l'autentico protagonista della prima
Crociata". Certamente l'interesse
maggiore va rivolto al mosaico che pavimenta
l'intera area della Cattedrale: opera del
monaco Pantaleone, com'è scritto
all'ingresso della porta maggiore. È un unicum
artistico di eccezionale valore, un lavoro
minuzioso, eseguito con cubetti policromi di
pietra, terracotta e pasta vitrea, portato a
termine in pochissimi anni, dal 1163 al 1166
circa.
La cripta
sottostante,
"con le sue nove navate ed una
profondità che arriva fino a sette arcate,
forma una selva di colonne che non si
interrompe in nessun punto. Anche questo fa
parte delle impressioni indimenticabili che
la Cattedrale di Otranto elargisce al
visitatore: quella di discendere dalla
luminosità dell'ampio ed eccelso ambiente
della chiesa e di immergersi nell'oscurità
crepuscolare della cripta.
Il
castello, uno
dei meglio conservati del Salento è
irregolare nella pianta pentagonale, nelle
tre torri circolari e negli spuntoni di cui
uno fortemente accentuato: alto e tagliente,
simile ad una prua di nave pronta a fendere
il mare, è detto Punta di Diamante. È
circondato da un fossato ampio e profondo,
in alcuni punti sistemato ad aiuole
digradanti verso il mare. L'ingresso è
nobilitato dallo stemma di Carlo V; due
altri sono probabilmente riferiti a viceré
della Casa Napoletana. Il Castello, che
molto probabilmente poggia sui resti di un
più antico fortilizio forse di epoca romana
o altomedioevale, fu costruito al tempo di
Ferdinando d'Aragona tra il 1485 ed il 1498,
e successivamente rafforzato, come nel caso
del "puntone". Per giungere alla chiesetta
di S. Pietro bisogna superare una
scalinata, costeggiando case con pareti
corrose dalla salsedine che il vento di
tramontana porta con le sue frequenti
folate. È uno dei monumenti bizantini più
rappresentativi della penisola salentina,
datata tra la fine del IX e la prima metà
del X secolo, elevata nel 968 a sede
metropolitana autoctona dipendente da
Bisanzio fino all'XI secolo. Sue suffraganee
erano le città lucane di Acerenza, Gravina,
Matera, Tricarico e Tursi. Significativi
sono gli affreschi murali che
"raccontano" scene bibliche e
agiografiche, eseguiti coi colori giallo,
ocra, azzurro, rosso amaranto: tonalità
ricorrenti nella scuola pittorico-artistica
operante in Terra d'Otranto. Sono due gli
strati di affreschi; quello più tardo (X
sec.) comprende la "Lavande dei
Piedi" e "L'ultima Cena".
I
dintorni
A
"trecento passi" a sud di Otranto,
si sale sul Colle della Minerva o dei
Martiri perché qui furono
decapitate le ottocento vittime. A memoria
del triste episodio fu innalzata una
cappella che tra il 1613 e il 1614 fu
trasformata in chiesa dedicata a S.
Francesco di Paola. In cima al
promontorio "Cucurizzo" (cima
tondeggiante) si eleva la Torre
del Serpe a cui è legata una
singolare leggenda: una serpe saliva tutte
le notti lungo le pareti e, introducendo la
testa dalla finestra, sorbiva l'olio della
lampada lì tenuta. Proseguendo lungo la
strada sterrata si arriva alla Masseria
dell'Orte (XVI sec.) e, scendendo
verso il mare, si consiglia di sostare
presso la cava di bauxite, abbandonata, al
cui fondo si è formato un lago dal
suggestivo colore smeraldo.
Giurdignano
rappresenta l'area elettiva di monumenti
megalitici e di grotte rupestri: nel centro
urbano è la cripta di S. Salvatore,
a tre navate absidate, perfettamente
allineate, divise da pilastri cruciformi. Si
segnalano il menhir S. Vincenzo (nei
pressi della citata cripta); quello di S.
Paolo al di sopra di una nicchia
ricavata nella roccia, il menhir Fausa
e quello intitolato alla Madonna di
Costantinopoli. Sulla cima di una serra
da cui si intravede il mare, nel comune di Giuggianello,
sorge il villaggio "Quattro
Macine", collocato tra il medio
periodo bizantino e quello normanno (IX-XI
sec.).
A Uggiano
la Chiesa sono ubicate: la Chiesa
Matrice, settecentesca, dotata di un
prezioso coro ligneo coevo e di un nutrito
numero di dipinti di O. Tiso e di A.
D'Orlando. Frazione di Uggiano la Chiesa è Casamasella,
rinomato centro di tessitura artigianale.
A Minervino
(frazioni: Specchia Gallone e Cocumola) si
trova il dolmen Scusi, uno dei più
belli e grandi del Salento: sul lastrone di
copertura è stato praticato un inspiegabile
foro.
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