GRECIA SALENTINA

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 la Grecìa Salentina

la Grecìa Salentina

Abbiamo citato più spesso Melendugno nel raccontare delle sue marine. La cittadina dista dal mare poco meno di 7 km e un salto è utile farlo sia per la chiesetta di S.Niceta,

nell'area cimiteriale, un tempo collegata a Casole, sia per un unicum costituito dal castello a torre dei d'Amelj: piccolo, molto elegante, con pianta a stella, fossato e caditoie. Lungo la strada per Calimera, in aperta campagna, possono visitarsi i due dolmen: Gurgulante e Placa.

Siamo ai margini della cosiddetta Grecìa Salentina comprendente anche Carpignano Salentino, a qualche chilometro da Melendugno, noto per la cripta delle Ss. Marina e Cristina, ricca di affreschi; per l'impianto urbano tipicamente medievale raccolto all'interno delle antiche mura delle quali vi è qualche traccia; per il Santuario di S. Maria della Grotta, della fine del '500; ed inoltre per i frantoi ipogei, per i due menhir, un paio di torri colombarie, un imponente castello degli Orsini poi dei Ghezzi, e altre cripte bizantine presenti nel territorio.

Con Calimera, il cui nome è chiaramente greco (kalòs emera, buon giorno), siamo invece nel cuore della Grecìa. Non è un caso che nel 1960 la città di Atene volle suggellare gli antichi e stretti rapporti con tutta l'area ellenofona salentina donando ai calimeresi una stele funerario del IV sec., posta oggi nei giardini pubblici del paese. La cittadina conta numerosi palazzi gentilizi e piccole cappelle nel centro urbano, ma anche nelle immediate vicinanze. Tra queste ultime ricordiamo la chiesetta di S. Vito, sorta molto probabilmente intorno ad un masso con un grosso foro che, stando alla tradizione popolare, attraversandolo, strisciando come un serpente, si acquista in salute e in fertilità. E della Grecìa altro popoloso centro è Martano da visitare per i tanti e bei palazzi signorili cinque-sei e settecenteschi (palazzo Pino, Gadaleta, Moschettini, Micali, ecc); per via Catumerea, sulla quale si affaccia una serie di case a corte; per il palazzo baronale, recentemente restaurato, di probabile origine aragonese ma poi, ristrutturato, elegante residenza signorile con un'ampia scalinata che porta ai piani alti; e poi per le torri delle antiche mura, un grande frantoio ipogeo che si trovava un tempo fuori dal centro abitato, il menhir di San Totaro, alto quasi cinque metri, l'unico superstite dei quattro che se ne contavano.

E della Grecìa fanno parte altri piccoli centri, Martignano noto, un tempo, per i pozzi dell'omonimo largo che non si riuscivano, secondo l'immaginario popolare, mai a contare, e per la festa di S. Pantaleo, alla quale si andava a piedi da tutto il circondario come segno di devozione. Il borgo conta il palazzo baronale, con un trappeto semiipogeo, dove nacque nel 1721 Giuseppe Palmieri; una cappella seicentesca dedicata a S. Giovanni Battista tutta affrescata; la Parrocchiale con due torri, la campanaria e quella dell'orologio, e altri luoghi di culto nei quali si conservano opere di Giuseppe Zimbalo, di Giuseppe Cino, di Andrea Coppola e di Oronzo Tiso.

E poi, Sternatia, un tempo circondata come molti altri borghi, da alte mura lungo le quali resta superstite oggi la sola Porta Filia. Nptevole il patrimonio storico ed artistico a cominciare dalla Chiesa matrice con il suo svettante campanile della fine del Settecento. Ed ancora il settecentesco palazzo Granafei, con il suo grandioso portale sormontato dallo stemma di famiglia; il complesso conventuale dei Domenicani (oggi sede del comune), dalle linee severe ma armoniose, il bel pozzo al centro del chiostro e a lato la chiesa barocca. E inoltre due piccole cripte, quella di S. Sebastiano e di S. Pietro, del XII-XIII sec., e un trappeto ipogeo nei pressi di porta Filia.

Zollino, Castrignano dei Greci e Melpignano sono i più piccoli centri dell'area grika e tutti offrono al visitatore interessanti monumenti: a Zollino vi è, come a Castrignano e a Martignano, la conca delle pozzelle, la chiesa di S. Anna, e il bel menhir nei pressi della stazione; a Castrignano la cripta di S. Onofrio, il Castello e lo svettante campanile della Parrocchiale; a Melpignano, notevoli la chiesa barocca del Carmine progettata da Giuseppe Zimbalo, con annesso convento degli Agostiniani; quella di S. Giorgio che prospetta sulla omonima piazza raccolta e ben definita da caratteristici portici; il seicentesco palazzo marchesale dei Castriota con i dirimpettaio trappeto ipogeo.

Un discorso molto ampio, se lo spazio ce lo consentisse, meriterebbero Soleto e Corigliano d'Otranto i paesi più ricchi di beni artistici e monumentali di tutta la Grecìa.

Antichissime sono le origini di Soleto. Recenti campagne di scavo, infatti, hanno portato alla luce i resti di una cinta muraria messapica oltre che reperti del periodo romano. Il centro storico è racchiuso nelle antiche mura medievali, in gran parte abbattute. In esso, volendo, si accede attraverso la porta S. Vito. L'impianto urbano ha strade strette e tortuose sulle quali affacciano palazzotti e casette molto dignitosi. Si susseguono stemmi gentilizi, edicole votive, balconi in pietra su mensole molto robuste, prospetti di chiese e cappelle, iscrizioni incise in greco e latino sugli architravi.

Il monumento più insigne e più noto del paese, con la guglia tardogotica di Francesco Colaci da Surbo fatta costruire nel 1397 dal conte Raimondello Orsini Del Balzo, alta 45 metri riccamente decorata con bifore ogivali, sfingi e leoncini agli angoli dei diversi piani, è la chiesetta di S. Stefano, del 1347: presenta una facciata a capanna, con un piccolo portale che ha perso purtroppo la bellezza originaria, un rosone e un campanile a vela sulla cuspide, e l'interno totalmente affrescato con figure di santi e scene riguardanti la vita di S. Stefano e di Cristo.

Corigliano d'Otranto, come Soleto, doveva essere circondato da mura, questo ci dicono l'impianto urbano, le porte urbiche, di cui se ne conserva una, il castello de' Monti con imponenti torri circolari, un ampio e profondo fossato, divenuto poi residenza signorile di cui sono testimonianza le trasformazioni barocche operate sul prospetto. Con la Parrocchiale, cinquecentesca, a tre navate con ricchi altari barocchi e un bel portale rinascimentale sulla lunetta del quale è incisa la data (1573) di realizzazione, sono da vedere nel cuore del centro storico, la torre dell'orologio e soprattutto l'arco Lucchetti, datato 1497, formato da tre enormi blocchi di pietra riccamente decorati sui quali vi sono scolpite figure e singolari simboli oltre che un'iscrizione-supplica. Numerosi i palazzi di epoca diversa, dal Cinquecento al Settecento. Tra questi il barocco palazzo Comi dalle linee molto eleganti che affaccia su una piccola piazza con una lunga balconata e una loggetta di grande effetto scenico.

 

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