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Altra linea
di difesa, come dicevamo, sono le masserie fortificate, chiuse
da alti muri di cinta, a volte dotati di camminamento, di
garitte, di alte torri di vedetta. Bisognava difendersi e
dal banditismo locale (fenomeno molto antico che assume aspetti
preoccupanti già nel Basso Impero, allorquando dovette intervenire
con una propria decisione l'imperatore Flavio Valentiniano
nel 364 d.C.) e dalle scorrerie dei pirati provenienti dal
mare per salvare vite umane, proprietà, raccolti, bestiame.
Le masserie,
alcune purtroppo in uno stato di desolante degrado, le troviamo
distribuite in tutto il Salento con una particolare presenza
nell'area di Nardò e nel profondo sud. Non mancano. ovviamente,
nell'area di Lecce.
Sulla litoranea
che unisce Nardò ad Avetrana, nell'Arneo, considerata
la più spettacolare realizzazione dell'architettura rurale
fortificata del Salento, è la cinquecentesca masseria Giudicegiorgio,
in ottimo stato di conservazione. La torre centrale con la
base leggermente a scarpata, garitte ai quattro lati, caditoie
sul coronamento, finestre strette e una posticcia scala esterna
che porta al primo piano, è piazzata quasi al centro di un
grande cortile al quale si accede attraverso un fornice in
stile catalano-durazzesco. Di gusto i recenti interventi operati
lungo i muri perimetrali.
Sempre in territorio
di Nardò, e sempre nell'Arneo, a 17 km dalla città, la
masseria Trappeto. "Ha l'aspetto di una villa rustica;
l'elemento fondamentale è la torre, una tra le più belle e
particolari dell'area neretina: a renderla più interessante
contribuiscono vari elementi, dalla monumentalità del fortino
ai motivi di fine decorazione, dalle caditoie davvero signorili
alla scala esterna che garantisce all'insieme un meraviglioso
effetto scenografico, fino alle ampie finestre archivoltate
molto simili a quelle della masseria Ogliastro", scrive Cesare
Daquino nel suo Masserie del Salento (Capone Editore,
1994).
In territorio
di Surbo, è da visitare la masseria Melcarne,
recuperata recentemente, con torre quadrangolare a tre
piani, collegati tra loro da scale interne voltate a botte.
La torre, con caditoie aggettanti perfettamente in asse con
le finestre, è al centro di due torrette laterali lungo il
muro di cinta che fungevano da colombaie.
Il coronamento,
rifatto nel Settecento, ha motivi decorativi con pinnacoli
ai quattro angoli. Molti belli i balconi che posano su mensole
robuste. Il complesso, in origine progettato come una fortezza
a difesa di quanti operavano nella masseria (vi è anche una
cisterna dalla quale si attingeva l'acqua sin dal terrazzo
attraverso un cunicolo perpendicolare interno), finito il
lungo periodo degli attacchi saraceni, diviene residenza signorile.
E sempre in
quel di Surbo, a qualche chilometro dall'abbazia di Cerrate,
un'altra significativa realtà masserizia, le Monacelle,
recuperata con gran gusto dall'attuale proprietario: si
possono gustare i piatti tipici della cucina locale e si può
dormire nella torre cinquecentesca del complesso scalando
una strettissima scala, ricavata nel muro perimetrale, che
porta ai piani alti. Da lì domina l'ampio atrio interno della
masseria, nel quale si accede attraversando un profondo fornice,
e l'immenso parco di olivi secolari che la circondano. Al
centro della corte è un grande trappeto ipogeo.
A circa un paio
di chilometri da Cavallino, nelle vicinanze di una
enorme discarica dissennatamente collocata a meno di cinquecento
metri, si trova la masseria li Nsarti di recente recuperata.
La torre, a
base quadrangolare, che doveva essere al centro di quello
che un tempo era un notevole complesso masserizio, sarà stata
trasformata nei secoli passati tanto da farne una sorta di
residenza signorile, sia pure fortificata. Due sono i piani
collegati tra loro da scala interna. Molto ampi i due balconi
presenti su due lati della torre, retti da mensoloni che richiamano
quelli del parapetto del terrazzo. A pochi metri dalla torre
una piccola graziosa cappella con campanile a vela.
Nel capo di
Leuca, tra le tante, citiamo la masseria Gelsorizzo,
in territorio di Acquarica del Capo. Il complesso
si può ammirare percorrendo la superstrada che da Leuca porta
a Gallipoli e Lecce. Colpisce subito l'imponente alta torre
quadrangolare con base fortemente a scarpata, divisa su tre
piani.
Il coronamento
della torre è costituito da mensole che sostengono un parapetto
aggettante che forma una caditoia continua. Da notare che
la parte più alta della torre, occupata dall'ultimo piano,
si affaccia su un terrazzo della parte più bassa. A poca distanza
dal complesso masserizio una graziosa torre colombaria.
A Ugento,
lungo la strada che da Felline porta a Torre San Giovanni,
non si può non visitare la masseria Mammalìa con la
sua torre quadrangolare in ottimo stato di conservazione.
Sul coronamento garitte angolari pensili, come nel caso di
quella di Giudicegiorgio e di altre poche masserie, e caditoie
aggettanti che posano su mensole tutte quante identiche tra
loro. La base è leggermente a scarpata, due sono i piani divisi
da un toro marcapiano.
A pochi chilometri
da Otranto, sulla strada che porta a Martano, in territorio
di Cannole, dopo anni di lavoro di recupero e alcuni miliardi
spesi dalla Provincia di Lecce, che ne è proprietaria, si
trova il complesso masserizio di Torcito.
Una strada bianca
ai margini di un fitto bosco di pini di recente impianto,
porta alla masseria alla quale si accede attraverso un tratturo
segnato da profondi solchi (carrarecce) "scavati" nei
secoli dalle ruote dei carri sulla roccia affiorante.
La costruzione
torreggia al centro di un atrio piuttosto ampio, circondato
da alti muri perimetrali. In esso si entra da un fornice davanti
al quale, tacche scavate nella viva pietra, dicono che ci
si trova di fronte a granili o ambienti ipogei in cui si dovevan
conservare grano o altre derrate. Altri ambienti lungo le
mura dovevan servire come spazi di servizio per quanti lavoravano
nella masseria. Una grande cisterna che raccoglieva le acque
piovane si trova, entrando, sulla destra con tanto di vera
sulla quale vi sono i segni dell'utilizzo secolare. Al di
fuori del nucleo centrale della masseria, altre costruzioni,
altri ambienti. Una torre colombaria cilindrica, ben conservata
e ben recuperata, è mimetizzata tra gli alberi che le crescono
quasi spontaneamente attorno. Doveva essere un complesso di
enormi dimensioni, molto attivo stando ai mille segni lasciati
dall'uomo. Su di una finestra della torre, con il piano terra
leggermente a scarpata e con un ricco coronamento dotato di
caditoie, una data: 1657.
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