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Da qualche decennio
la festa tradizionale, con tanto di luminarie, di banda, di
fuochi d'artificio, di madonnari, di lancio di palloni aerostatici,
di grandi processioni, di bacio della statua del Santo, viene
inframmezzata dalle numerose sagre (da quella del polipo fritto
e della bruschetta, a quella della melanzana e degli ortaggi,
da quella della Monacheddha a quella delle cicorieddhe,
dei fichi d'India, etc.) che intrattengono migliaia di turisti
al suono, immancabilmente, della pizzica.
Si tratta di
iniziative che allietano le calde serate d'estate alcune delle
quali, pur nella pretesa di recuperare le più antiche tradizioni
popolari musicali e culinarie salentine, hanno ormai una eco
che va molto al di là della provincia.
Significative
in questo senso sono due manifestazioni che da anni sono un
appuntamento fisso del calendario ludico del posto che, richiamando
decine di migliaia di partecipanti, che non sono a volte solo
spettatori ma attori attivi della festa, si sono ormai innervate
nella tradizione del Salento.
A Melpignano,
un piccolo centro della Grecìa, e a Torrepaduli, nel capo
di Leuca, a due passi da Ruffano, si svolgono, infatti,
La notte della taranta e La danza delle spade nell'ambito,
quest'ultima, della Fiera di San Rocco.
Si tratta di
due iniziative di grande successo: la prima, grazie all'intuito
del musicologo Gianfranco Salvatore che fu uno dei fondatori
e al sostegno degli amministratori locali, ha varcato da qualche
anno i confini nazionali.
Entrambe cercano
di recuperare, attraverso la partecipazione di vivaci gruppi
musicali cresciuti come funghi in questi ultimi anni, l'anima
più profonda della cultura popolare del leccese. A volte,
forzature e tentativi poco riusciti di miscelare antico e
moderno, non giocano a favore del buon nome della musica salentina.
Non bastano,
secondo alcuni, il ritmo ossessivo al suono del tamburello
e il dimenarsi frenetico e scapigliato come la Baccanti dei
culti dionisiaci, insomma, per fare musica popolare.
E' stata comunque
la Festa de lu mieru di Carpignano Salentino, che si
svolge da circa trent'anni nei primi giorni del mese di settembre,
la prima vera grande iniziativa popolare che ha dato il via
alle decine e decine di sagre. Quella di Carpignano Salentino,
anche se ha perso alcuni tratti dello spontaneismo originario,
conserva tuttora il suo fascino: girare tra bancarelle multicolori,
venditori di arachidi, pistacchi, noci, frutta secca anche
esotica, montagne di sedani, finocchi, improvvisati cuochi
e camerieri; brindare con un bel vino rosso, nel frastuono
della musica e degli intensi profumi che si sprigionano dall'arrosto
di quintali e quintali di carne,questo sì, è l'aspetto popolare
della sagra che, come tutte le feste, è allegria che coinvolge
contadini e professionisti, borghesi e popolazioni, ricchi
e poveri.
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